Barbara Lupo

La mia prima esperienza di Cartel mi rese chiaro quanto la Scuola di Lacan si distinguesse dal significante scuola inteso come istruzione e suo plurale.

Lavorando in gruppo colsi l’assenza del gruppo e la funzione del Più-Uno quando l’iniziale domanda di mantenere il compromesso con il discorso del mio reale scientifico e di lavoro in una clinica psichiatrica (“un vero Padrone, infatti, comanda senza volerne sapere niente di più” 1 ) rimase priva di risposta collettiva e transferale2.

L’interrogazione rivolta alla clinica borromea attraverso i seminari di Lacan e un articolo del Più-Uno mi sorprese un giorno in cui, ferma al volante della mia auto appena parcheggiata, vidi nella mia mente il registro dell’immaginario slacciarsi e sciogliere il fragile nodo del caso a cui facevo riferimento.

Il tempo del Cartello mi lasciò in quel “disorientamento metodico che è quello che … riconduce al … punto di S barrato, al … punto di non-sapere e anche di disponibilità, il che ci dà una chance di proseguire, non sulla strada già aperta, […] le stesse cose da un’altra prospettiva”3.

Quell’effetto (sorpresa), quella elaborazione mossa dagli incontri con altri Uno e il Più-Uno4, quel tempo che si chiudeva mantenendosi aperto, rivelò un lavoro e una esperienza che modificò la mia relazione con il sapere e con la Scuola.

Note
↲1 “Un vero Padrone, infatti, comanda senza volerne sapere niente di più, per questo il sapere si trova nel posto del lavoro e non in quello dell’agente”.  J.-A. Miller, Uno sforzo di poesia, Corso dell’orientamento lacaniano, anno 2002-2003, inedito, lezione dell’11 giugno 2003.
↲2 “Nell’analisi ogni risposta alla domanda, si voglia frustrante o gratificante, riporta il transfert alla suggestione”. J. Lacan, “La direzione della cura e i principî del suo potere”, in Scritti, vol. II, Einaudi, Torino, 2002, p. 631.
↲3 “C’e un disorientamento metodico che fa parte dell’orientamento lacaniano. Il disorientamento metodico è quello che vi riconduce al vostro punto di S barrato, al vostro punto di non-sapere e anche di disponibilità, il che ci dà una chance di proseguire, non sulla strada già aperta, […] le stesse cose da un’altra prospettiva”. J.-A. Miller, Uno sforzo di poesia, Corso dell’orientamento lacaniano, anno 2002-2003, inedito, lezione del 5 febbraio 2003
↲4 “Il cartello rinvia a una produzione singolare, è un lavoro che non è in molti (à plusieurs), il numero vi si conta con l’Uno, ognuno col proprio argomento, anche il Più-Uno, ognuno con la propria ricerca. Il numero serve per fare contrappunto, rinvio di palla, ping pong, ma non è né comunione né condivisione. Soltanto da questo spazio dell’Uno al lavoro della propria questione si possono reperire e si possono denunciare le deviazioni e i compromessi“. L. Dupont, “Uno più Uno più Uno più Uno e un Più-Uno”, pubblicato nella newsletter Cartello, n.4.
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